Italia nuovamente più' perfetta - Amstelodami apud Joannem Janssonium 1658 ca.

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ITALIA NUOVAMENTE PIÙ' PERFETTA CHE MAI PER INNANZI POSTA IN LUCE, SCOLPITA ET CON LE SUE FIGURE NIU AMENTE RAPPRESENTATE.

Amstelodami apud Joannem Janssonium 1658 ca.

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ITALIA NUOVAMENTE PIÙ' PERFETTA CHE MAI PER INNANZI POSTA IN LUCE, SCOLPITA ET CON LE SUE FIGURE NIU AMENTE RAPPRESENTATE.

Amstelodami apud Joannem Janssonium 1658 ca.

Fu Tolomeo, uno dei massimi esperti della scienza antica e attivo nella prima metà del II secolo dopo Cristo, il fondatore della geografia matematica e della cartografia razionale. Suo merito principale fu quello di cercare di determinare la latitudine e la longitudine di ogni luogo. Date le modeste conoscenze scientifiche di allora, introdusse nella compi­lazione delle carte gravi errori. Queste rappresentazioni geografiche rimasero codificate fino agli inizi del Medioevo. Solo nei primi anni del '500 si iniziò a migliorarle con nuove osservazioni, soprattutto nell'Europa centro-settentrionale, ove stavano fiorendo le grandi scuole cartografiche tedesca e olandese. Di queste scuole ricordiamo quella di Gherardo Kremer, meglio noto sotto il nome di MERCATORE, geografo, incisore, matematico e filosofo insigne, amico del grande cartografo libraio ed editore fiammingo Abraham ORTELIO. Essi furono i primi ad avere il merito di aver emancipato la geografia dalle irrigidite tradizioni tolemaiche. Nei primi decenni del '600 una serie di importanti scoperte in matematica, fisica ed astronomia gettarono le basi per il miglioramento sostanziale nella tecnica del rilevamento, dall'invenzione del telescopio agli studi astronomici di GALILEO e CASSINIS, che resero finalmente di facile soluzione la determinazione della longitudine. Anche i cartografi italiani competevano attivamente con tedeschi e olandesi. I maggiori centri di produzione erano Venezia e Roma, dove i geografi pontifici si scambiavano tutte le informazioni raccolte dai missionari. A partire dalla seconda metà del XVI secolo tutti gli stati italiani, grandi e piccoli, curavano già con grande attenzione la rappresentazione cartografica dei loro territori. Esistevano anche numerose carte generali della penisola, in genere derivata da modelli stabiliti da secoli. Per quanto riguarda le rappresentazioni dell'Italia gli atelier cartografici italiani conobbero un periodo di rigoglioso sviluppo soprattutto dopo il 1550, per merito del più grande cartografo italiano del '500, il piemon­tese Giacomo GASTALDI e, successivamente, per merito del padovano Antonio MAGINI, suo degno erede. Le carte geografiche, sia oggi come ancor più in antico, erano necessarie per la conoscenza dei territori oltreché per l'evidente impiego militare, ma avevano valore in modo particolare per la designazione dei confini, oggetto di continue controversie e gelosie fra potentati. Le difficoltà che i cartografi di allora incontravano nell'elaborazione delle mappe erano notevoli. Oltre alla segretezza che spesso copriva gli elaborati car­tografici, per questo motivo curati da apposite magistrature, vi era il lavoro di preparazione delle matrici col metodo dell'incisione, paragonabile, come attività, al lavoro dell'orefice, specie nella scrittura dei toponimi che richiedevano una estrema minutezza dovuta ad esi­genze di spazi cartografici. I tempi di esecuzione erano lunghissimi e l'incisione non suscettibile di ritocchi e correzioni a tal punto che non è raro trovare nelle carte qualche errore. Inoltre il numero di copie che era possibile realizzare era limitato, poiché le lastre di legno prima e di rame poi, sottoposte al ripetuto schiacciamento del torchio, tendevano a deteriorarsi rapidamente. In particolar modo questi effetti si possono osservare nelle stampe calcografiche, al contrario di quelle xilografiche che erano più refrattarie all'usura ma di più difficile preparazione. La tecnica di incisione adoperata per la realizzazione di questa mappa è quella xilografica, la più antica delle arti grafiche. La sua origine si perde fra le tenebre del Medioevo; se vogliamo prestar fede ai viaggiatori di quelle epoche, sem­bra che questa arte fosse praticata in Cina e che venisse importata in Europa verso la metà del secolo XIV. Era utilizzata in quei tempi per la realizzazione di immagini sacre e carte da gioco. Il legno veniva scolpito; il disegno, che risultava in rilievo, era spalmato di inchiostro e per mezzo di un torchio, molto primitivo, forniva copie su carta. Con l'inven­zione della stampa per opera di GUTEMBERG di Magonza nel 1450, la xilografia divenne la nuova arte grafica nell'illustrazione dei libri. Nel secolo XV si diffuse facendo rapidi progressi. Il legno che veniva adoperato era generalmente di pero segato in tavolette nel segno delle fibre. In seguito il pero fu sostituito dal bosso segato attraverso le fibre; in questo modo il legno poteva essere scolpito più facilmente e fu possibile dare all'incisione una finezza maggiore. L'incisione su rame, detta calcografia, ebbe origine nel 1452 per opera dell'orefice fiorentino Maso FINIGUERRA e detronizzò la xilografia che certamente non poteva competere con la finezza del lavoro veramente impareggiabile ed artistico della sua rivale. Strumento di lavoro era in un primo tempo, come per la xilografia, il bulino, sos­tituito successivamente con il procedimento detto "all'acqua forte". E' amalgamando le due tecniche di incisione e ricorrendo all'ausilio dei moderni procedimenti di grafica, che si è potuto ottenere il risultato della presente incisione, riproponente gli antichi metodi dal punto di vista del risultato. E' sufficiente soffregare leggermente la carta per rendersene conto. Infatti la metodologia adoperata è anch'essa xilografica ma presenta la finezza estet­ica propria di una incisione calcografica, necessaria per la rappresentazione dei particolari minuti propri di una carta geografica. La mappa in questione, fedele riproduzione di quel­la originale, anzi migliorata nella sua leggibilità con una difficile e paziente opera di restau­ro, è stata eseguita con le tecniche sopra specificate, stampata su carta pregiata di cotone al 100%, che ha una fibra tale da non cambiare le dimensioni sotto la pressione del torchio e che presenta una morbidezza non rinvenibile nelle altre carte a base di cellulosa. E' mon­tata a "stacchi" su tela anch'essa di cotone come usava fare fin dal 1700 per rendere la mappa più maneggevole, essendo ripiegabile, più conservabile e meno ingombrante. Inoltre ogni esemplare è unico in quanto composto artigianalmente uno per uno con caratteristiche dissimili l'uno dall'altro.

Questa carta, ITALIA NUOVAMENTE PIÙ' PERFETTA CHE MAI... di Joannem Janssonium, fu eseguita dall'autore nel 1658 circa e rappresenta un'Italia, splendida per la sua forma quasi attuale, che deriva da una tecnica cartografica già colta e raffinata.

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Ptolemy, who lived during the first half of the 2nd century C.E. and was one of the great­est experts of ancient science, was the inventor of mathematical geography and rational car­tography. His principle merit was to have attempted to determine the latitude and longitude of all the places known in his time. Because of the inferior level of scientific knowledge in Ptolemy's time, he made some serious mistakes in his maps. These geographical repre­sentations remained the prescribed standard until the beginning of the Middle Ages. They only started to be amended with new observations in the early years of the 16th century, above all in northern and central Europe where the great German and Dutch schools of car­tography were developing. One of the better known schools was that of Gerardus Kremer, better known as MERCATOR, the illustrious geographer, engraver, mathematician and philosopher, friend of the great Flemish cartographer, printer and editor, Braham ORTE­LIO. These men have the merit of being the first to free geography from the rigid Ptolemaic tradition.

During the first decades of the 17th century a series of important discoveries in mathemat­ics, physics and astronomy paved the way for the substantial improvement in observation techniques, from the invention of the telescope to the astronomical studies of GALILEO and CASSINIS, that finally eliminated the difficulties of longitude determination. Italian cartographers as well were actively competing with the Germans and Dutch. The major centres of production were Venice and Rome, where the papal geographers shared among themselves all the information gathered by their missionaries.

From the second half of the 16th century on, all the Italian states, large and small, were already diligently mapping their territories. There were also a number of maps of the entire peninsula in existence, mostly derived from models that had been established centuries before. As far as maps of Italy are concerned, the Italian cartographic workshops underwent a period of profuse development especially after 1550, owing to the work of the greatest Italian cartographer of the 1500s, the Piedmontese Giacomo GASTALDI and, later, that of the Paduan Antonio MAGINI, rightfully deemed his heir.

Maps, both today and even more so in the past, were needed for the knowledge of the ter­ritory they provide, as well as for their obvious military uses, but they were particularly valuable for designating borders, the object of constant disputes and jealousy among the powers. The cartographers of the time encountered considerable difficulties in their work. Besides the secrecy which often covered the maps, which for this reason were looked after by special authorities there was the job of preparing the matrices with the engraving method, comparable as an activity to that of a goldsmith, especially as regards the writing of the place names,which for reasons of space had to be made extremely small. A very long time was needed to make a map and it was so difficult to retouch or correct the engraving that it isn't uncommon to find errors in the maps. Furthermore, only a limited number of copies could be made, since the plates, which at first were made of wood and later of cop­per, tended to deteriorate rapidly with repeated use. These effects can be seen particularly in the copperplate prints, whereas the woodcuts deteriorated less but were more difficult to prepare. This map is made using the techniques of xylography, the oldest of the graphic arts. Its origin is lost in the mists of the Middle Ages; if we want to believe the voyagers of that period it seems that this art was practiced in China and brought to Europe towards the middle of the 14th century. At that time it was used for making religious images and play­ing cards. The wood was carved; the design, which stood out in relief, was inked and trans­ferred onto paper by means of a very primitive press. With the invention of printing by GUTEMBERG di Magonza in 1450, xylography became the new graphic art used in the illustration of books. During the 15th century it became widespread and progressed rapid­ly. The wood that was used was generally from pear trees, sawed into small boards in the direction of the fibers. Later, this wood was replaced by boxwood sawed across the fibers; in this way the wood was easier to carve and the engraving could be made much more elab­orate. Copperplate engraving, or calcografia, was first used in 1452 by the Florentine gold­smith Maso FINIGUERRA. It dethroned xylography which couldn't compete with the fine artistic work of the rival technique, which was truly beyond comparison. In the beginning the tool used for copperplate engraving was the burin, just as in xylography, but later it was replaced by the technique called "acquaforte".By combining the two engraving techniques and having recourse as well to modern graphic procedures, it was possible to obtain the results found in this engraving, which evoke those achieved with the antique methods. To see how true this is, just lightly rubbing the paper is enough. In fact, the map was made with the xylographic method, but it has the esthetic fineness of a copperplate engraving, needed to draw the tiny details found in a geographic map. The map in question, which is an exact reproduction of the original except for having been made more legible with a difficult and painstaking job of restauration, was made with the techniques decribed above, and printed on fine paper of pure cotton, which has a fiber that ensures that the dimension isn't changed by the press and a softness that other paper made of cellulose cannot attain. It is mounted "at intervals" on a support, also of cotton, as became the practice at the beginning of the 18th century, making the map easier to handle, since it can be folded, easier to pre­serve and less voluminous. Furthermore, since the maps were made by hand, one by one, each one is unique, with characteristics slightly different from the others. This map, ITALIA PIU" PERFETTA CHE MAI... of Joannem Ianssonium, it was made at the end of the 17th century. It shows a splendid Italy almost in its true shape, as the carto­graphic technique used was already quite cultivated and refined.

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